L'Ottagono: simbolo di giustizia divina ed equilibrio
L'ottagono non è solo una forma geometrica. È un passaggio. Tra il quadrato della materia e il cerchio del divino, collega il visibile e l'invisibile. Pochi simboli uniscono a tal punto il cielo e la terra, l'effimero e l'eterno.
Si trova nei templi, nei mosaici, nei battisteri, nei mandala e nelle zellighe. Ovunque l'uomo abbia cercato di incarnare la luce nella materia, l'ottagono è apparso come una chiave.
Nel linguaggio della geometria sacra, è il ponte tra due mondi: il quadrato, figura della stabilità terrena, e il cerchio, immagine del cielo infinito. Come ha scritto René Guénon, ogni forma intermedia tra il quadrato e il cerchio rappresenta uno stato di passaggio, uno spazio di trasmutazione.
Il numero otto, da parte sua, parla di equilibrio, armonia e resurrezione. È il numero della giustizia divina, quella che non giudica, ma ristabilisce la giustizia. In posizione eretta, l'otto simboleggia la verticalità del mondo manifesto; sdraiato, diventa il segno dell'infinito, il respiro ininterrotto della vita.

Il numero otto: la vibrazione della giustizia divina
Nella tradizione iniziatica, il numero otto è la cifra della giustizia cosmica, la giustizia che unisce le forze senza opporle. Non separa il bene dal male, ma ristabilisce l'ordine tra loro. Non separa il bene dal male, ma ristabilisce l'ordine tra loro.
Non esclude nulla: armonizza.
Il numero otto non giudica - equilibra.
Rappresenta quel momento in cui l'energia discendente e l'energia ascendente si equivalgono, quando la forza della materia si sposa con la luce dello spirito. Questo è lo stato di equilibrio assoluto che gli antichi chiamavano rettitudine divina, l'allineamento interiore che fa coincidere la legge del cielo e la legge del cuore.
Sotto la sua apparente semplicità, la figura otto contiene due sfere speculari: una terrestre, l'altra celeste. Il loro punto di contatto è il centro, quello spazio immobile in cui si manifesta la coscienza pura. Ecco perché le tradizioni associano spesso la figura otto alla presenza dell'Arcangelo Michele, custode della luce ordinata.
La sua giustizia non distrugge: illumina.
Non punisce: ristabilisce l'armonia.
In questo fuoco azzurro dell'equilibrio, gli opposti si risolvono senza violenza.
La figura otto agisce come un principio di aggiustamento universale: tutto ciò che si allontana dal centro alla fine vi ritorna. Questa è la legge del karma nella sua forma più alta: non punitiva, ma educativa. Ogni esperienza ci riporta alla misura, alla rettitudine del cuore, fino a quando la pace si stabilisce naturalmente.
Qual è la differenza tra l'ottagono e l'esagramma?
È interessante confrontare l'ottagono con il simbolo dell'esagramma, spesso chiamato Sigillo di Salomone.
L'esagramma, formato da due triangoli intrecciati, rappresenta l'equilibrio tra microcosmo e macrocosmo: l'incontro tra fuoco e acqua, maschile e femminile, spirito e materia. Il suo movimento è verticale: esprime l'unione dei poli opposti, lo scambio tra sopra e sotto.
Ma l'ottagono va oltre.
Dove l'esagramma collega, l'ottagono stabilizza. Simboleggia non solo l'incontro, ma l'integrazione delle forze in una struttura di pace. È una geometria dell'equilibrio incarnato, quella della giustizia divina in azione.
L'esagramma mette in moto il movimento; l'ottagono fissa il movimento nell'ordine. Il primo evoca il processo alchemico - la fusione degli opposti - mentre il secondo manifesta lo stato compiuto, il mondo trasfigurato.
Si potrebbe dire che l'esagramma è la dinamica dell'unione e che l'ottagono è il riposo luminoso di questa unione realizzata. È la camera interiore dove il fuoco e l'acqua si sono sposati per diventare luce.
Così, l'esagramma è il lavoro, l'ottagono è il risultato. Uno ci insegna a bilanciare le nostre polarità, l'altro a rimanere nella pace del centro. Questa è la differenza tra l'equilibrio raggiunto dalla tensione degli opposti e l'equilibrio stabile del cuore illuminato.
Da questa prospettiva, l'ottagono appare come il sigillo della giustizia divina compiuta: pace dopo la lotta, luce dopo la fusione, stabilità dopo il movimento.
Il linguaggio geometrico del passaggio
La geometria non è una scienza fredda: è il linguaggio della creazione. Ogni forma visibile è la firma di una forza invisibile. È allo stesso tempo una lettera, una nota e una vibrazione nel grande alfabeto del mondo.
L'ottagono si inserisce in questa grammatica divina come forma di passaggio, una soglia sacra tra due stati: la materia e lo spirito, il quadrato e il cerchio, il terreno e il celeste. Agisce come un intermediario vivente, un ponte di energia dove la coscienza scorre liberamente da un piano all'altro.
In questa prospettiva, Éliphas Lévi - uno dei più grandi iniziati del XIXᵉ secolo - ricordava che ogni figura geometrica è un talismano, un condensato di intelligenza. Scriveva:
"Le figure, le lettere, i segni sono l'espressione visibile di forze invisibili. Chi li comprende possiede la chiave dei mondi" (Dogme et rituel de la haute magie)
L'ottagono, in quanto figura di otto, esprime questa armonia magica tra spirito e materia, questo ritmo divino alla base di ogni manifestazione.
Per Lévi, la vera magia è quella che ristabilisce l'ordine nel caos, che fa scendere la luce del Verbo nella sostanza. Ed è proprio questo il ruolo dell'ottagono: ordinare il mondo senza congelarlo, incanalare la luce senza costringerla.
Il ponte tra il quadrato e il cerchio
Il quadrato è la base, la terra, il regno della forma e della legge. Simboleggia i quattro elementi, le quattro direzioni, i quattro pilastri del mondo manifesto. È la struttura, il limite, la stabilità necessaria per ogni incarnazione.
Il cerchio, invece, è il simbolo del cielo, dello spirito, del movimento eterno. Non ha inizio né fine: rappresenta la perfezione, l'unità e la pienezza. Per saperne di più sul significato del cerchio, leggi il mio articolo dedicato.
Tra questi due poli, l'ottagono funge da mediatore. È il sentiero della media aurea, la porta dell'iniziazione, la forma del passaggio. Concilia il quadrato e il cerchio, la legge e la grazia, la struttura e la fluidità.
Nei templi antichi, questo passaggio veniva espresso fisicamente: i battisteri ottagonali simboleggiavano il passaggio dall'uomo vecchio all'uomo nuovo. La figura otto rappresentava la rigenerazione spirituale e il passaggio del ciclo dei sette giorni. Come diceva Lévi, "l'iniziazione è il passaggio dalla legge alla libertà, dal numero allo spirito" - e l'ottagono è la geometria stessa di questo passaggio.
L'ottagono come talismano dell'equilibrio
Lévi insegnava che la vera magia è una scienza dell'equilibrio: l'equilibrio delle forze, degli opposti e dei piani. Ogni squilibrio genera sofferenza; ogni equilibrio consapevole genera luce. Per questo ha posto la giustizia, la virtù dell'otto, al centro del suo sistema simbolico.
" La giustizia è la chiave della vita e del mondo. Solo essa fa girare la ruota senza rompere il centro" (La Chiave dei Grandi Misteri)
L'ottagono è questa ruota stabile: otto raggi che partono dallo stesso centro, otto vie che riconducono all'unità. Insegna l'autocontrollo, il rispetto per le leggi del cosmo e la dolcezza del cuore che comprende queste leggi. Non è solo una figura da contemplare, ma un talismano operativo, un diagramma di trasformazione.
Quando meditiamo su questa forma, ci poniamo al centro di questa ruota della giustizia.
Diventiamo questo asse inamovibile attorno al quale tutto può girare senza scuoterci. Questo è il segreto della vera serenità: rimanere al centro, indipendentemente dalle forze che si muovono intorno a noi.
Architettura universale
In tutte le civiltà, l'antica saggezza ha tradotto questa verità in pietra e luce.
I costruttori di cattedrali medievali, ispirati dalla scienza ermetica, hanno costruito spazi ottagonali per rappresentare il passaggio dalla terra al cielo. Nei templi islamici, l'ottagono funge da transizione tra la pianta quadrata e la cupola sferica, immagine del cielo.
E anche nei mandala orientali troviamo questa struttura con otto direzioni, punto di unione tra il mondo delle forme e quello del vuoto.
L'ottagono è quindi universale: parla la stessa lingua in tutte le tradizioni. È il simbolo del mondo trasfigurato, del quadrato trasformato in cerchio, della materia illuminata dallo spirito.
Eliphas Lévi dice che è qui la vera magia: "Fare del visibile la veste dell'invisibile, e del terreno il trono del celeste"
Il simbolo dell'uomo tra cielo e terra
L'ottagono non è solo una figura di pietra o una linea tracciata su un'antica pergamena: è un archetipo vivente dell'essere umano. Rappresenta la sacra tensione tra due dimensioni: il peso della materia e l'impeto dello spirito, l'ancoraggio e l'elevazione, il limite e l'infinito.
L'uomo, nella sua struttura più profonda, è egli stesso una geometria vivente. Il suo corpo appartiene al quadrato - al mondo dei quattro elementi, alla gravità, alla legge del tempo. Ma la sua anima tende al cerchio - al divino, alla luce, alla perfezione. Tra i due, deve costruire il proprio ottagono interiore: uno spazio di equilibrio, pace e consapevolezza dove queste due realtà si uniscono senza combattersi.
L'uomo: tempio della geometria sacra
Nella scienza iniziatica, l'uomo è descritto come un tempio universale, una replica in miniatura del cosmo. Ogni organo, ogni funzione, ogni movimento corrisponde a una forza cosmica, a una stella, a una legge della creazione. Eliphas Lévi diceva che "l'uomo è il microcosmo, lo specchio fedele del macrocosmo" - ed è attraverso la coscienza che può armonizzare questi due mondi.
Questa armonia non è data: è costruita, come una cattedrale interiore. Ed è qui che entra in gioco l'ottagono. È la pianta del tempio interiore, la struttura invisibile che collega le quattro direzioni del mondo materiale alle quattro direzioni spirituali. Gli otto lati sono gli otto pilastri della coscienza umana: illuminazione, prudenza, rispetto, disciplina, amore, armonia, eternità e giustizia.
Ogni volta che coltiviamo una di queste virtù, erigiamo dentro di noi una sezione di questo tempio luminoso. E quando vibrano tutte insieme, formano uno spazio di chiarezza dove il divino può dimorare.
Il ponte tra i due regni
Negli insegnamenti dei maestri spirituali, l'uomo è descritto come un ponte vivente. È lui che collega i regni - minerale, vegetale, animale e divino - unificandoli nella sua coscienza. Ma perché questo ponte sia solido, deve essere costruito secondo la legge della geometria sacra: in altre parole, nel modo giusto.
Omraam Mikhaël Aïvanhov parlava spesso di questo equilibrio che deve essere mantenuto tra alto e basso: l'uomo non deve né fuggire nello spirituale né perdersi nella materia. Deve unire le due cose. È proprio questo che ci insegna l'ottagono: rimanere al centro, respirando tra l'umano e il divino, tra la legge terrena e la luce celeste.
L'uomo non è quindi un essere separato dal cosmo: ne è il cuore pulsante. Contiene in sé le stesse forze che animano le stelle e le pietre, gli alberi e gli angeli. Ed è quando ne prendiamo coscienza che diventiamo un vero agente dell'armonia universale.

L'uomo equilibrato: specchio del mondo
Eliphas Levi scrisse: "L'uomo giusto è il centro dell'equilibrio universale, fa sì che il mondo si diriga verso la luce"
Questa frase riassume da sola la funzione iniziatica dell'ottagono. Un uomo in sintonia con il suo centro interiore diventa un asse di stabilità per tutto ciò che lo circonda. Non è più soggetto alle fluttuazioni del mondo, perché vive secondo la geometria dell'otto - questo respiro tra due poli, dove ogni estremo nutre l'altro.
In termini spirituali, ciò significa che il vero potere non sta nel dominio, ma nella padronanza; che la vera luce non sta nel volo verso l'alto, ma nella capacità di illuminare la materia stessa.
L'uomo ottagonale - per così dire - è colui che ha riconciliato gli opposti dentro di sé. Non è più diviso tra cielo e terra: li fa dialogare. Diventa quello che gli antichi chiamavano il giusto, colui la cui stessa presenza equilibra il mondo.
L'ottagono come matrice dell'uomo nuovo
In molte tradizioni, l'ottagono simboleggia la resurrezione o la nuova nascita. Non è solo il passaggio dalla morte alla vita, ma dall'ignoranza alla consapevolezza, dal disordine all'armonia. È la nascita del vero essere umano, quello che vive secondo la legge dell'otto, cioè secondo l'ordine divino inscritto nella materia.
Questa trasformazione non avviene da un giorno all'altro. Richiede un lavoro paziente, un'alchimia interiore. Ogni volta che scegliamo la chiarezza anziché la confusione, la misura anziché l'eccesso, la pace anziché la lotta, aggiungiamo una pietra al nostro tempio ottagonale. A poco a poco, egli stesso diventa questo passaggio: un ponte vivente tra il visibile e l'invisibile.
In questo modo, l'ottagono non è solo un simbolo: è un percorso di iniziazione, un modello di trasformazione umana. Ci ricorda che portiamo in noi la struttura del mondo e che, armonizzando le nostre forze, contribuiamo all'equilibrio dell'intero universo.
Disegnare l'ottagono: una geometria di luce e giustizia interiore
Disegnare un ottagono significa partecipare a un atto di creazione consapevole. Ogni linea, ogni angolo, ogni respiro diventa un movimento sacro, una corrispondenza tra il gesto umano e l'ordine divino.
Nella tradizione iniziatica, la geometria non è una scienza astratta, ma un'arte di comunione.
Non si disegna per disegnare: si disegna per capire, per connettere, per invocare un'idea.
In questo modo, il compasso, il righello e la matita diventano strumenti di preghiera silenziosa, strumenti di trasmutazione.

Su un foglio bianco, inizia a disegnare un cerchio. Questo cerchio rappresenta il mondo divino, la perfezione, lo spirito senza limiti. È la sfera celeste, il modello di tutta la creazione.
All'interno di questo cerchio, disegna due diametri perpendicolari, formando una croce. Si ottengono così quattro punti cardinali: le fondamenta della materia, il quadrato invisibile.
Collega poi i punti intermedi tra ogni estremità della croce.
Il risultato sono otto divisioni uguali del cerchio: appare la struttura dell'ottagono.
Collega ora questi otto punti tra loro.
Ogni linea deve essere tracciata con intenzione e cura, perché evoca una qualità viva dell'anima.
Il disegno prende forma lentamente, in modo armonioso, come se la luce si inscrivesse nella materia.
Secondo la tradizione spirituale, ognuna delle otto linee dell'ottagono corrisponde a una virtù, a uno stadio, a una forza di equilibrio da risvegliare:
- Risveglio - la prima linea, quella che apre la coscienza. Ci ricorda la nostra responsabilità nella creazione.
- Prudenza - la vigilanza interiore, il discernimento che precede la giusta azione.
- Rispetto - il riconoscimento della vita in tutte le sue forme.
- Disciplina - l'ordine che ci diamo per essere liberi.
- Amore - il calore che unisce senza possedere, la forza motrice di tutta la creazione.
- Armonia - il giusto equilibrio tra dare e ricevere, agire e contemplare.
- Eternità - la consapevolezza del ciclo, il respiro che collega tutti i mondi.
- Giustizia - il punto di equilibrio supremo, lo specchio della volontà divina nell'essere umano.
Queste otto virtù, tracciate come un circuito, diventano un mandala vivente. Quando la mano le traccia, la coscienza le risveglia. Insieme, formano una struttura di ordine e bellezza in cui l'anima può riconoscersi.

Il tempio interiore
Nel silenzio di questo gesto, accade qualcosa. La mente, la mano e la forma si uniscono con la stessa intenzione: portare ordine dal caos. Ciò che disegniamo sulla carta diventa parte del nostro campo vibratorio. Ogni linea retta diventa una linea di forza nel nostro mondo interiore.
Il cerchio, nato come semplice sagoma, diventa uno spazio sacro. Ora ospita un nuovo ordine: quello dell'otto, il simbolo della rigenerazione. L'uomo che traccia consapevolmente l'ottagono ricostruisce il proprio tempio interiore, pietra dopo pietra, linea dopo linea. Non è più un disegno, ma un atto magico nel senso più puro del termine: collegare la volontà umana con l'intelligenza divina.
Eliphas Lévi ha scritto che "il disegno geometrico consapevole è la scrittura stessa della luce sulla materia". Disegnando l'ottagono, si impara a scrivere la luce nella propria vita.
Ogni angolo retto richiama la fermezza necessaria alla verità, ogni diagonale la flessibilità del cuore e ogni lato la responsabilità di tenere insieme queste due forze.
Pratica meditativa
Per entrare appieno in questa esperienza, stabilirsi in uno stato di calma. Respira profondamente. Stabilisci la tua intenzione: disegno per equilibrare, disegno per illuminare, disegno per unire.
Mentre disegni, associa il tuo respiro al gesto:
- Inspira mentre tracci la linea verso l'alto (ricezione),
- Espira mentre la si riporta verso il basso (donazione).
L'ottagono diventa così un respiro cosmico. Ogni inspirazione richiama la luce, ogni espirazione la ancorerà alla materia. La linea diventa una preghiera silenziosa, un dialogo con la geometria divina.
Lo spazio del centro
Quando la figura è finita, guarda il suo centro. È il punto di perfetta immobilità, il cuore invisibile del mondo. Lì tutte le forze si riuniscono senza annullarsi. È la pace dell'otto, la giustizia in azione.
Questo centro corrisponde a quello che i maestri chiamano il santuario interiore, il luogo in cui la coscienza umana incontra la presenza divina. È qui che Michele, simbolo di chiarezza e rettitudine, sta in silenzio. Non giudica, illumina. E in questa luce, la forma geometrica svanisce: tutto ciò che rimane è la pura vibrazione dell'equilibrio.
Disegnare un ottagono significa ordinare il proprio universo. Ricorda alla materia che appartiene alla luce e alla nostra coscienza il dovere di armonizzare il mondo. È una preghiera da geometra, un atto da artista e da mago, un rituale di pace.
E quando la figura è completa, quando la mano si ferma e lo sguardo si posa sul centro, c'è un grande silenzio. Un silenzio vibrante e pieno che dice: il cielo e la terra non sono più due, respirano insieme.
Il fuoco interiore della giustizia vivente
L'ottagono non è solo un simbolo da contemplare, è un percorso da seguire. Chi lo studia a fondo scoprirà che non parla solo del mondo, ma anche di noi. Rivela la struttura del nostro essere, la geometria invisibile della nostra anima.
Al centro di questa forma arde un fuoco: il fuoco della giustizia interiore, il fuoco che non condanna, ma illumina. È un fuoco calmo, chiaro, ordinato. Non distrugge nulla: purifica e rimette tutto al suo posto. È questo fuoco che l'Arcangelo Michele tiene in mano, questa fiamma azzurra che separa la luce dall'ombra, non per opporle, ma per rivelare il loro giusto posto nel grande equilibrio.
La vera giustizia non si misura in parole o leggi, ma in luce interiore. Inizia quando gli esseri umani smettono di cercare la perfezione all'esterno e accendono la fiamma all'interno. Allora capiscono che ogni prova è un'opportunità per aggiustarsi, per purificarsi, per imparare ad amare senza debolezza e ad agire senza durezza.
L'ottagono ci insegna questa sacra scienza della misura. Ci insegna che la pace non deriva dall'assenza di conflitti, ma dalla presenza di un centro, quel punto fermo dentro di noi in cui il fuoco del cielo e la materia della terra sono uniti nella stessa chiarezza. È qui che si trova la vera giustizia: quella che fa dell'essere umano un pilastro di equilibrio tra i mondi.
Quando questo fuoco si risveglia, illumina senza bruciare, ordina senza costringere, trasforma senza distruggere. Diventa la luce tranquilla di chi ha capito, non con la ragione ma con la vita, che tutto nell'universo obbedisce a una geometria d'amore.
E questo è forse il messaggio segreto dell'ottagono: essere giusti è essere in pace con la luce. Significa diventare un tempio vivente dove la fiamma del cielo trova finalmente la sua casa nella materia.
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📚 Ulteriori letture / fonti
René Guénon, Symboles de la science sacrée (Gallimard, 1962)
→ Una magistrale esplorazione delle forme e dei numeri come espressione delle leggi cosmiche.
Titus Burckhardt, L'Art de l'Islam: Langage et signification (Seuil, 1976)
→ Un'opera essenziale per comprendere l'uso iniziatico dei motivi ottagonali e delle strutture a otto punte.
Matila Ghyka, The Geometry of Art and Life (Dover Publications, 1977)
→ Una visione matematica e poetica della geometria vivente attraverso l'arte, l'architettura e la natura.
Keith Critchlow, Islamic Patterns: An Analytical and Cosmological Approach (Thames & Hudson, 1976)
→ Un capolavoro di analisi geometrica che rivela la funzione spirituale dei motivi ottagonali nella tradizione islamica.
Robert Lawlor, Sacred Geometry: Philosophy and Practice (Thames & Hudson, 1982)
→ Una guida iniziatica alla geometria sacra come percorso di risveglio e reintegrazione nell'ordine universale.
John Michell, How the World Is Made: The Story of Creation According to Sacred Geometry (Thames & Hudson, 2009)
→ Una lettura simbolica e ispirata del mondo attraverso numeri, forme e geometria divina.
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